ARCHITETTURA

Inauguriamo una nuova pagina del blog, stavolta dedicata alle opere architettoniche che Michelangelo realizza a Roma!

Come già accennato (si vedano le pagine SCULTURA e PITTURA), Michelangelo inaugura la sua formazione artistica da scultore: le sue opere pittoriche e architettoniche sono frutto diretto del suo studio, dello sviluppo artistico ed umano e non ultimo dell’ambiente in cui vive. Per quel che riguarda l’architettura, si può affermare con buona approssimazione che molti dei ritrovamenti di opere classiche, avvenute nel XVI secolo, coinvolsero direttamente Michelangelo, che le visitò e le studiò. Tra queste opere, non possiamo non citare la Domus Aurea, scoperta nel Quattrocento da un giovane romano che cadde accidentalmente in una buca sul Colle Oppio; le presunte “grotte” in cui egli si ritrovò non erano altro che le sale della domus di Nerone ed offrirono lo spunto per nuove scoperte archeologiche e per Michelangelo stesso, che definì i motivi delle decorazioni murali delle sale come grottesche, in ricordo della prima impressione che la Domus Aurea aveva suscitato nei visitatori.

L’antica Roma offre moltissimi spunti di crescita a Michelangelo, che più volte, nel corso del suo periodo romano, si trova a lavorarvi a contatto diretto ed, a volte, a modificarla. E’ appunto il caso del Campidoglio.

PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO

Attraverso la commissione di Papa Paolo III (al secolo, Alessandro Farnese), Michelangelo si trova a dover rimaneggiare il progetto quattrocentesco della Piazza del Campidoglio: Paolo III, infatti, vuole riprogettare completamente l’assetto della piazza e collegarla idealmente con la Chiesa, legando il centro del glorioso passato di Roma al centro del suo glorioso presente. Michelangelo, dunque, inizia a lavorare sulla piazza cambiandone la posizione: il Campidoglio, infatti, era orientato verso l’attuale Via dei Fori Imperiali e Michelangelo, spostandone l’orientamento, la volta in direzione della basilica di San Pietro. I lavori di “semplice” posizionamento non terminano qui: Michelangelo, infatti, notata la poca stabilità del piccolo colle, decise anche di applicare dei muri di rinforzo dove ora si trova la scalinata. Sistemato l’assetto della piazza, Michelangelo può dedicarsi all’opera architettonica propriamente detta.

L’artista fiorentino progetta la Piazza del Campidoglio con la struttura degli antichi teatri greci: eredita il Palazzo Senatorio, ma su di esso è costretto ad apportare migliorie, a partire dalla scalinata frontale che concentra l’attenzione dell’osservatore sul primo piano del Palazzo. Inoltre, egli pone due statue gemelle di fronte alla scalinata, di cui Vasari ci spiega i nomi: si tratta del Tigri (ribattezzato, naturalmente, Tevere) e del Nilo, che faranno da elegante cornice alla statua femminile, raffigurante Atena e meglio conosciuta come fontana della Dea Roma.

Disponendo del Palazzo Senatorio e del Palazzo dei Conservatori (rispettivamente al centro e sulla sinistra, con sguardo frontale dalla scalinata), Michelangelo completa l’elegante scenografia con un altro palazzo, detto giustamente Palazzo Nuovo ed attuale sede dei Musei Capitolini. La geometria dei Palazzi è estremamente definita e, potremmo dire, quasi ritmica, tanto da creare degli ampi spazi di luce laddove vi sono le decorazioni e dei profondi spazi di fresco e buio negli intercolumni. La creazione di un effetto di doppia profondità è solo una delle idee che Michelangelo adotta per evidenziare all’infinito la profondità della Piazza.

Un altro degno esempio è la scalinata, che Michelangelo progetta con un impianto, per così dire, ribaltato: chi sale per la scalinata, infatti, nota come essa si allarghi al passaggio, invece di restringersi come ci si aspetterebbe. Michelangelo sceglie questa prospettiva, anzitutto per riparare alla vista il fianco del colle rivolto alla chiesa dell’Ara Coeli, rovinato e compromesso da precedenti lavori ed inoltre per ampliare la prospettiva dell’osservatore, il quale, salendo, vede aprirsi la piazza come una conchiglia.

Non accontentandosi di un ruolo di puro architetto ed urbanista, Michelangelo disegna e scolpisce il basamento della statua di Marco Aurelio; per incrementarne la maestosità, egli disegna un motivo, realizzato in marmo bianco, da includere nella pavimentazione. Si tratta di un disegno geometrico a forma di stella, che allargandosi ed ampliandosi, arriva a toccare tutti gli estremi della Piazza ed i suoi palazzi. Nel suo dilatarsi a dismisura, crea anche un effetto centripeto, per il quale tutte le prospettive, pur allontanatesi dal centro, tornano a convergervi, esaltando la figura di Marco Aurelio.

Ciò che nella pagina di ARCHITETTURA è importante ribadire, è quanto sia riduttiva questa stessa definizione: Michelangelo è sì architetto, ma anche urbanista, scenografo, scultore, disegnatore… come al solito, egli accentra nella nuova attività tutte le sue caleidoscopiche competenze e quindi crea un altro dei suoi meravigliosi capolavori, che rendono essi stessi Roma un capolavoro.

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Un commento su “ARCHITETTURA

  1. Pingback: Roma nel Rinascimento | Michelangelo a Roma: irrealtà visibili

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