PITTURA

In questa pagina andremo a parlare di cosa Michelangelo dipinse a Roma, di aneddoti riguardanti le sue opere e del suo curiosissimo rapporto con la pittura stessa… .

Michelangelo emerge nel panorama artistico del suo tempo in quanto scultore: con un po’ di sforzo di immaginazione, potremmo vederlo coperto di polvere di marmo, con scalpelli e punteruoli in mano, con le mani scavate e rovinate dal contatto continuo con la pietra… almeno all’inizio, questo è l’universo di Michelangelo, la sua sfera dorata in cui si sente protetto ed a suo agio. La pittura non lo attira proprio e nel momento in cui incontrerà Leonardo la sua ostilità nei confronti della pittura, se possibile, aumenterà: al momento del loro incontro, Leonardo è già famoso, ricco, è un giovane affascinante e di bell’aspetto, sempre elegante e sempre convinto della netta superiorità della pittura su tutte le altre arti.

L’incontro con Michelangelo è relativamente burrascoso: Leonardo non ha problemi nell’affermare le sue idee sulla superiorità della pittura e da qui un irritatissimo Michelangelo inizia a sviluppare le proprie teorie sulla scultura (di cui possiamo leggere anche nella pagina SCULTURA).

L’incontro-scontro con Leonardo non contribuisce a far apprezzare a Michelangelo la pittura, pur se egli, nella bottega del Ghirlandaio, riceve una formazione prevalentemente pittorica.

All’arrivo a Roma (eccoci dunque al punto che ci riguarda direttamente!), Michelangelo inizia a scolpire per se stesso ed a vendere le sue opere; è con il massimo entusiasmo che accetta la commissione di papa Giulio II per la sua Tomba. Michelangelo vi riflette sopra ed il suo primo progetto è un vero e proprio sogno, un sogno che comprende un gruppo di almeno quarante statue intorno alla bara marmorea del papa. Un sogno che egli dovrà ben presto accantonare.

Nel 1508, la Cappella Sistina ha ormai dato segni inequivocabili di difficoltà: già da qualche anno sono comparse alcune crepe ed inoltre le smanie di grandezza del nuovo papa mal si adattano al semplice soffitto stellato che Perugino ha realizzato anni prima. C’è insomma bisogno di novità: il papa ne è profondamente convinto e le sue idee verranno sostenute accoratamente dall’architetto “di corte”, Bramante. Michelangelo sta da poco lavorando per il papa, ma le sue opere sono già note ed egli intuisce una velata invidia da parte dell’esperto architetto; un’invidia che egli crederà di vedere confermata nell’incarico della Cappella Sistina, per lui un vero, insopportabile macigno.

LA CAPPELLA SISTINA

Suo malgrado, Michelangelo si trova coinvolto nell’impresa titanica di affrescare un’intera volta; egli non ha voglia di dedicare tempo ed energie ad un’attività che in partenza considera fallimentare: da qualche tempo ha studiato i primi rudimenti di architettura e sa bene che la Cappella Sistina, complici i lavori di restauro e di sistemazione alternatisi nel tempo, è stata costruita storta ed è quindi relativamente fatiscente. Che necessità c’è, dunque, di affrescare un soffitto che con buone probabilità è destinato a crollare?!

Il papa, tuttavia, non sente ragioni, le proteste di Michelangelo ed il suo precedente incarico per la Tomba non hanno su di lui alcun effetto: Michelangelo è l’artista prescelto per affrescare la volta della Cappella Sistina. Dovendo necessariamente fare buon viso a cattivo gioco e profondamente convinto del coinvolgimento di Bramante nell’improvviso e scomodo incarico assegnatogli, Michelangelo progetta gli affreschi: tutto si collegherà al ciclo del Perugino e se sulle pareti della Cappella compaiono le Storie dei Cristo e le Storie di Mosè, Michelangelo decide per un collegamento ideale; i suoi affreschi seguiranno la storia umana al ritroso verso la perfezione in Dio, dall’Ebbrezza di Noè fino alla nascita dell’universo. Per rendere più armonico il complesso, Michelangelo inserisce cattedre con assisi Profeti e Sibille, collegamento tra le Storie di Cristo e la Genesi, figure così reali da far affermare a Vasari che Michelangelo “è ito accomodando più il partimento alle figure che le figure al partimento”.

La realizzazione della volta richiede a Michelangelo quattro anni: quattro anni di lavoro “matto e diperatissimo” (tanto per citare Leopardi…!), di mancati pagamenti, di danni alla vista per il troppo lavoro. Il risultato, come afferma Vasari, è la “lucenza dell’arte nostra”, un’opera di dimensioni così ingenti e di tale complessità interpretativa da sbalordire lo stesso Giulio II. Andremo presto a considerare più nel dettaglio alcuni elementi di questa splendida volta e tentare di capire perché essa sia stata, sia e probabilmente sarà sempre così importante… .

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2 commenti su “PITTURA

  1. Pingback: 500 ANNI di Cappella Sistina!!! | Michelangelo a Roma: irrealtà visibili

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