Il Tormento e l’Estasi: quando la storia diventa romanzo

Nel 1961, l’autore statunitense Irving Stone pubblica un romanzo, intitolato The Agony and the Ecstasy, meglio noto al pubblico italiano come Il Tormento e l’EstasiIn questo romanzo, Stone ripercorre la vita di Michelangelo dalla sua infanzia, seguendo gli incontri e le vicissitudini della sua esistenza, così come il titolo stesso dell’opera ci lascia intendere. Il tormento e l’estasi sono probabilmente i concetti chiave dell’esistenza stessa di Michelangelo: il primo si riferisce alle sue lotte continue, innanzitutto con se stesso e con le sue altissime aspettative, che non gli permisero mai di realizzare nulla che non rispondesse alla perfezione. Con buona approssimazione, il concetto di estasi non si riferisce solo a Michelangelo, quanto all’effetto incredibile che le sue opere sortivano (e sortiscono!) sul pubblico: la vera estasi di Michelangelo non si verificava ad opera compiuta, bensì nell’intero processo creativo, quando l’opera si allontanava lentamente dalla sua condizione di irrealtà e diveniva una presenza concreta. Sicuramente anche l’autore tenne conto di queste considerazioni e, per renderle ancora più verosimili, si basò sulle testimonianze storiche della vita di Michelangelo, forniteci in primis da Giorgio Vasari, poi da Ascanio Condivi e da Pietro Aretino. Il risultato è un romanzo biografico di altissimo livello, che offre al lettore l’incredibile opportunità di sentirsi più vicino ad un personaggio tanto grandioso quanto lontano come è Michelangelo.

Nel 1965, per la regia di Carol Reed, esce nelle sale il film omonimo, tratto dal romanzo di Irving Stone, a cui partecipano grandi attori quali Rex Harrison (nei panni di Giulio II) e Charlton Heston (nei panni di Michelangelo). Per ragioni di lunghezza, il regista decise di scegliere una parte del romanzo di Irving Stone ed incentrare su di essa la trama del film: la sua scelta ricadde sui lavori romani della Cappella Sistina e sulle vicissitudini che impegnarono Michelangelo fino a quando essa non fu conclusa.

La storia e gli episodi che vengono narrati sono direttamente tratti dalla biografia di Michelangelo: Giulio II incarica Michelangelo di affrescare la volta della Cappella Sistina ed egli, con estrema malavoglia, si mette al lavoro. L’intero procedimento della decorazione della volta dura quattro anni, alla fine dei quali Michelangelo riportò dei gravi danni alla vista (causati dal colore che scolava dal soffitto nei suoi occhi) e che lo condizionarono tanto, da influenzare la maggior parte delle sue opere successive. Nelle fatiche di Michelangelo si inseriscono i litigi con Giulio II, le campagne belliche del papa rinascimentale contro Bologna, i problemi relativi ai pagamenti… se è vero che il romanzo di Irving Stone ripercorre con estrema accuratezza la vita di Michelangelo, è altrettanto vero che lo spaccato analizzato dal film concorre con il libro per attenzione. Inoltre, il grande pregio di questa pellicola è non soltanto quello di fornirci un resoconto visivo ed immediato (la cui fruizione può naturalmente essere apprezzata anche dai bambini) ma anche quello di montare un personaggio reale e concreto prima da una figura di “carta”, poi da un vero mito della nostra storia.

Il Michelangelo interpretato da Charlton Heston non è affatto una figura mitologica: l’interpretazione dell’attore americano contribuisce a collocare la figura di Michelangelo su un piano molto più familiare ed accessibile. Il personaggio del film rende con esattezza quale, secondo i biografi rinascimentali, dovesse essere il carattere di Michelangelo: burbero, scontroso, permaloso, spesso in lotta con gli altri e con se stesso. Tramite il film, l’aura di intoccabilità e di profonda lontananza che da sempre ha avvolto la figura di Michelangelo viene a cadere, per lasciare il posto ad un personaggio vivido e reale, con il quale potremmo trovarci d’accordo o battibeccare. Pur non rifiutando le atmosfere d’epoca, Il Tormento e l’Estasi costituisce il tramite ideale tra la storia, ciò che da sempre viene insegnato ed un approccio più intimo ad un personaggio famoso, che nonostante la sua indiscussa grandezza non perde mai di vista il realismo e la fedeltà alla sua illustre fonte d’ispirazione. Permettiamo a Michelangelo di scendere per un paio d’ore dal suo piedistallo e di avvicinarsi a noi; ascoltiamolo lamentarsi e borbottare, et voilà!, avremo l’esatta percezione di cosa significhi produrre un film di alto livello e dell’uomo, l’uomo vero e non l’artista, che Michelangelo probabilmente fu.

500 ANNI di Cappella Sistina!!!

E’ giusto, abbiamo già parlato della Cappella Sistina nella pagine dedicata alla PITTURA, ma… dovremo parlarne di nuovo, poiché oggi, 31 ottobre 2012, la Cappella Sistina compie 500 anni!!!

In verità gli anni che compie non sono proprio esatti, bisogna specificare che la volta della Cappella Sistina compie cinquecento anni. Infatti, grazie a Giorgio Vasari ed alcune delle lettere che Michelangelo spedì negli anni, conosciamo le precise date di crescita di questa fantastica opera: è Michelangelo stesso dirci di averla iniziata il 10 maggio 1508 ed è Vasari a dirci che la volta  venne scoperta il 31 ottobre del 1512 ed il giorno successivo, festa di Ognissanti, Papa Giulio II poté svolgere la Messa nella Cappella finalmente affrescata. E’ senza dubbio interessante la notizia secondo cui Papa Benedetto XVI abbia deciso di celebrare la Messa di Ognissanti secondo il cerimoniale rinascimentale, così da ricordare ancor meglio questo importante compleanno.

E’ universalmente noto come la Cappella Sistina abbia da sempre attirato turismo, fantasia e dibattito; le famosissime fasce del soffitto e la storia che esse ripercorrono sono uno tra i più alti esempi di pittura di tutti i tempi, condite da un valore molto misterioso in quanto nessuno è mai riuscito a capirne fino in fondo il significato. Questo aspetto così misterioso ed affascinante dell’opera è stato argomento principale della puntata del 26 ottobre scorso del programma “Voyager“, che ha ripercorso, assieme al direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e lo studioso Heinrich Pfeiffer, l’evoluzione dell’opera di Michelangelo. Riallacciandosi alle scene del film “Il Tormento e l’Estasi“, la prima parte della puntata si è dedicata totalmente alla storia ed all’interpretazione della Cappella Sistina, alle vicende che condizionarono l’opera successiva di Michelangelo ed al fascino che da sempre essa esercita sui turisti di tutto il mondo.

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-10-26&ch=2&v=154035&vd=2012-10-26&vc=2

La volta della Cappella Sistina rispecchia in qualche modo il carattere di Michelangelo: è in qualche modo prepotente, burbera, accentra in sé tutta l’attenzione del visitatore. Tuttavia, non è mai abbastanza potente da distogliere il visitatore dal grandioso Giudizio Universale dell’abside: forse ancor più delle fasce del soffitto, il Giudizio Universale rappresenta la sintesi dello studio e delle letture di Michelangelo, che in esso inserì riferimenti alla Divina Commedia di Dante, critica e sarcasmo verso la sua attualità (si pensi ai ritratti di Pietro Aretino nei panni di San Bartolomeo e di Biagio da Cesena nella figura di Minosse), infine voglia di sottolineare quanto l’uomo, in tutte le sue forme, possa essere un eccellente messaggero, un angelo nel senso greco del termine (dal verbo angéllo, “annunciare”), per tutto ciò che vogliamo comunicare. Non c’è paesaggio nel Giudizio Universale, quel poco di “sfondo” nel senso tecnico del termine viene esaurito nella volta; non c’è modo reale di differenziare i beati dagli angeli, poiché tutti si muovono e nessuno ha le ali. Come Antonio Paolucci ha affermato, Michelangelo non era interessato al panorama o a collocare nel tempo il Giudizio Universale: l’intera scena si svolge in un fantastico cielo, popolato solamente da uomini. Michelangelo crea dal nulla un’umanità talvolta paradisiaca talvolta agghiacciante, sempre grandiosa e sempre realistica: il volo degli angeli, che si avvicinano alla stupenda figura atletica di Cristo, non avviene grazie alle ali, poiché ancora una volta è sufficiente il corpo umano per trasmettere qualsiasi messaggio. La grandezza divina, nonché umana, non ha bisogno di ali per essere compresa.

La domanda che spesso ci si pone in questo momento storico e che conclude la prima parte della puntata di “Voyager” è: a cosa serve l’arte? In questo momento storico di crisi, economica come umana, crisi dei valori e rivoluzione di molti dei nostri costumi, a cosa ci può servire l’arte?

Se si dovesse dar retta ad Oscar Wilde, con il suo art for art’s sake (ovvero, “l’arte per il piacere dell’arte”), l’arte non dovrebbe servire a nulla, ma sarebbe solo un mezzo di comunicazione fine a se stesso. Eppure, come si può affermare che la Cappella Sistina viva per se stessa? I suoi personaggi, più che essere entità lontane ed incompatibili con noi, accolgono il visitatore, quasi lo assalgono, come altrettanti bambini turbolenti. Sembrano parlare col visitatore ed invitarlo ad avvicinarsi, a vedere con i suoi occhi quali e quante meraviglie hanno da mostrargli; in questo senso, come afferma Antonio Paolucci, l’arte serve a consolarsi da ciò che spesso della vita non piace, a fantasticare su ciò che l’artista potrebbe averci voluto dire, a risollevarci grazie alla sua bellezza ed a riflettere su noi stessi. Nessuno, probabilmente, ci ha mai dedicato un’opera d’arte né dipinto un ritratto: eppure, la Cappella Sistina sembra riflettere sulla storia e sul destino di ognuno di noi. Per concludere, potremmo dunque dire che oggi, 31 ottobre 2012, non dovremmo tanto festeggiare Halloween o riflettere sui 500 anni di storia della Cappella Sistina: dovremmo piuttosto organizzare una gigantesca festa di compleanno! Per quanto strano possa apparire, oggi anche noi festeggiamo 500 anni con la Cappella Sistina. Con lei, in lei, ci siamo anche noi.